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il centro carapax

                          CARAPAX

rimane chiuso per motivi di trasloco.

Ci scusiamo per il disagio.


Nuova stagione CARAPAX 2010

CARAPAX TRASLOCA !

 

Questo 21 esimo anno CARAPAX sarà forse quello più difficile.

Infatti le associazioni italiane ed europee che sostengono il CARAPAX, hanno deciso di traslocare e allo stesso momento di dividere il CARAPAX secondo le sue 3 funzioni principali:

 

  1. stazione biologica di riproduzione, ricerca e reintroduzione di tartarughe mediterranee ed altra fauna: cicogne, erpetofauna toscana.
  2. centro di recupero di tartarughe ed erpetofauna italiana ed esotica in generale, in questi ultimi anni principalmente (80%) di tartarughe d’acqua americane.
  3. centro CITES per il recupero di rettili ed anfibi tropicali, ma principalmente tartarughe.

 

I continui sabotaggi, che avete potuto leggere nei mesi scorsi, la ingiustificabile e continua discriminazione ed incriminazione del personale del centro, i tentativi di vero e proprio furto di certi animali, ospitati alle Venelle, hanno fatto decidere anche coloro che ci tenevano di più a stare a Massa Marittima, di traslocare. Decisivo è stato, già dal 2005, l’ambiguo atteggiamento del Comune di Massa Marittima, il cui sindaco è stato temporaneamente presidente della Comunità montana, e quindi avrebbe potuto fermare questa macchina diabolica contro il CARAPAX. Le recente accuse dello stesso Comune, per l’accoglienza delle tartarughe americane al CARAPAX sono veramente ipocrite quando si vede che lo stesso comune autorizza la vendità annuale alla fiera zootecnica locale di oltre 250 tartarughe dello stesso tipo. Infine questo comune incrimina il personale e custode del CARAPAX per la presunta presenza di batteri di tipo Salmonella in alcuni laghetti del CARAPAX, mentre analisi della situazione dimostrano che non c’è nessuna epidemia, nessun pericolo, nessuna fuoriuscita d’acqua del laghetto sospetto, mentre invece le acque del fiumiciattolo a monte del CARAPAX è superinquinato : sono le fogne non depurate di Massa Marittima!

Inutile quindi a discutere con un comune che non ha mai sostenuto il CARAPAX, mai dato nessun segnale d’apprezzamento per i quasi 30:000 turisti portati a Massa, i scienziati, i 150 volontari.

L’anno scorso Massa Marittima ha perso 10.000 turisti, quest’anno ne perderà altri 15.000….

Un vero peccato….

 

E del CARAPAX cosa ne sarà?

 

Iniziamo dalle situazioni già sistemate:

 

il centro CITES, per legge non è possibile in Italia, cosi emerge dalle corrispondenze con il Ministero dell’Ambiente, ed anche la proposta belga di fare un centro CITES multinazionale, sostenuto da vari paesi interessati non si poteva realizzare in Italia. Quindi la RANA l’ha fatto in Belgio, dove potrà certamente anche contare su sussidi pubblici e privati, nonché avere una rapidità e celerità massima per documenti necessari a rimpatri ecc. Per non mettere a repentaglio la vita delle fragili creature tropicali, la RANA ha già ritirato un anno fa tutti i rettili tropicali dal CARAPAX e li ha distribuito nei centri sorella in vari paesi europei.

 

un centro di recupero principalmente di tartarughe americane, non aperto al pubblico, sarà creato con il settore privato e funzionerà anche come centro di smistamento di questi animali, per un possibile rimpatrio in USA. Questa possibilità è concreta dopo anni visto che abbiamo ricevuto addirittura l’offerta di aiuto delle autorità americane competenti. Questa è una ottima notizia!

 

La stazione biologica CARAPAX dovrebbe rimanere in Italia, visto che si occupa principalmente di tartarughe toscane ed italiane. Ci sono varie offerte in varie zone. C’è una preferenza per la soluzione che ci permetterebbe di rimanere in Maremma. La stazione biologica CARAPAX che manterrà la funzione (dal 2003) di centro per la biodiversità toscana, secondo i criteri della LR 56/2000, ospiterà meno animali e si concentrerò sia sulla didattica che sulla riproduzione e reintroduzione di erpetofauna ed avifauna, principalmente di tartarughe e cicogne.

 

Per quanto riguarda la ricerca scientifica questa continerà sul campo, sotto la guida del maggior esperto europeo e responsabile scientifico dei programmi CARAPAX, prof. R.E.Willemsen del’Università di Utrecht (Olanda).

 

L’enorme biblioteca biologica di oltre 4000 volumi purtroppo è stata rispedita in Belgio, mentre la collezione scientifica di reperti biologici è stata distribuita tra musei interessati in Germania, Francia, Belgio e Stati Uniti d’America, visto lo scarso interesse da parte dei musei italiani.

 

Per quanto riguarda gli animali, dal 2004 è stato elaborato un programma di rilascio degli animali adatti dalla responsabile di programma Testudo di allora. Questo programma è stato accelerato dal 2005 in poi, per cui le Testudo rimaste per l’allevamento al CARAPAX sono diminuite da 1200 a 350.

 

Le Emys e parenti e le loro strutture sono passate dalla RANA alla EMYS CONSERVATION, una onlus francese guidato dal suo energico presidente Alain Veyset. Gli animali vengono seguiti attentamente da Hans Peter Schaffner, membro RANA e SIGS in Svizzera. Un primo nuovo progetto di reintroduzione in collaborazione con il CARAPAX è nato nel Canton Ticino.

 

Le cicogne non sono più state alimentate dalla fine della stagione 2009 e pianpianino sono andate a cercare altre aree di possibile nidificazione: Ponti di Badia a Castiglione della pescaia (GR) e Principina a mare (GR). Abbiamo piazzato nidi per facilitare la nuova acclimatazione.

 

Gli asini amiatini sono stati ridotti da 11 a 8 regalandone a veri amatori. Gli 8 asini rimanenti saranno tutti trasferiti al nuovo CARAPAX.

 

Cosa possono fare gli amici del CARAPAX?

 

Ovviamente serve molto aiuto per un trasloco cosi particolare di tantissimi animali, che sono intimamente legate al territorio dove vivono da anni, alcuni già dai 21 anni che il CARAPAX esiste! Ma anche il trasporto di materiale fragile tecnico, scientifico, serre e quant’altro non è roba da poco.

 

Per costruire il nuovo CARAPAX, completamente diverso dalla vecchia situazione, ormai non più secondo i standard più moderni europei, servono tantissimi soldi.

 

Per cui vogliamo fare un appello ai nostri amici, alle aziende europee che vogliono sostenere il CARAPAX, specialmente alle aziende della Maremma, affinché il CARAPAX possa rimanere in Maremma, terra di bezzughe (=tartarughe in dialetto)!


Vi ringraziamo per ogni donazione che potete fare, grande o piccola!

Conto corrente CENTRO CARAPAX:

IBAN: IT53 O 076 0114 3000 0001 1317 583

BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX


 

Grazie di cuore a tutti!



Clicca qui per firmare e inviare personalmente la lettera Al Min

istro dell’Ambiente per sostenere il Centro Carapax


 


 

CARAPAX denominazione latina per carapace, cioè il guscio della tartaruga, è il nome del progetto europeo, e dell’omonimo centro in Italia per la salvaguardia delle tartarughe.



Il progetto è veramente europeo perché vi partecipano enti pubblici ed associazioni per la protezione della natura di tutta Europa ed in primo luogo la Comunità europea stessa. La tartaruga- il simbolo del piano d’azione per il Mediterraneo (PAM) delle Nazioni Unite (UNEP, United Nations Enviroment Programme)- è in grave pericolo di estinzione nelle zone mediterranee.

La tartaruga, o per meglio dire, le 17 specie di tartarughe mediterranee (3 marine, 6 palustri e 8 terrestri) sono in forte diminuzione e continuano a regredire, anche se dagli anni ottanta ci sono varie leggi e direttive CEE che le proteggono. La legge perciò non basta : ci vuole qualcosa in più. A livello internazionale sono note diverse iniziative per il Mediterraneo. Anche in Italia dalla fine degli anni 70, inizio anni 80, erpetologi e naturalisti si sono dati da fare per arrestare ed invertire il processo di estinzione. E così, nell’anno europeo per l’ambiente 1987, è nato il progetto CARAPAX, approvato (luglio 1988) dal Ministero dell’Ambiente, e (dicembre 1988) dall’ UICN e dalla Regione Toscana. Questo progetto, è stato elaborato dalla fondazione scientifica internazionale GRUPPO RANA (il gruppo per la salvaguardia dei Rettili e degli Anfibi in NAtura), con sede a Bruxelles, con associazioni o gruppi di rappresentanza in Belgio, Francia, Italia (RANA Italia-ATENA onlus), e Spagna. La base, molto solida, del progetto sono i circa 40 anni di esperienza della stazione scientifica “ Charles Darwin” a Santa Cruz, Isabella, Isole Galapagos, Equador, dove nel 1964, sotto la guida del professore belga Van Stralen, si decise di allevare la gigantesca tartaruga terrestre delle Galapagos, che era divenuta molto rara, e non riusciva più a riprodursi a causa di distruzioni e predazioni, dovute ad animali introdotti dall’uomo (ratti, maiali, cani , capre). Delle sottospecie più rare sono stati catturati gli ultimi esemplari delle popolazioni, che avevano raggiunto ormai densità troppo basse per poter ancora riprodursi. Questi animali sono stati portati all’isola centrale Isabella, e messi insieme in piccoli gruppi di riproduzione, separati secondo l’isola di provenienza. I piccoli neonati crescono in cosiddette nurseries, fino all’età di 4-6 anni, quando i predatori non riescono più ad uccidere le tartarughe. Contemporaneamente a questa strategia di allevamento, si cerca di eliminare gli animali introdotti. I risultati oggi sono veramente eccellenti, dopo i primi difficili anni; oggi diverse forme di tartarughe giganti sono salvate dalla stazione Charles Darwin: oltre 2000 tartarughe nate al centro sono state liberate nella zona di origine dei loro genitori; gli animali introdotti quasi non ci sono più, e la vegetazione originale è ricresciuta.

 
 
Il Centro CARAPAX lavora con gli stessi metodi, con lo stesso rigore scientifico, e con le stesse basi dei belgi alle Galapagos. Le tartarughe sono ovviamente più piccole. Le tartarughe che si riproducono al Centro CARAPAX non vengono prese in natura: la maggior parte proviene da donazioni, di persone che si rendono conto dell’assurdità della tartaruga giocattolo da giardino o da balcone, o sono state confiscate. Un ‘altra differenza è che il centro CARAPAX si occupa non solo di tartarughe terrestri ma anche di tartarughe palustri e marine.

 
 

 
 
 
 


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